C'è una canzone della musica "leggera" che è un capolavoro assoluto di equi
librio, raffinatezza, perfetta fusione testo-melodia.
Questo brano è "Io che amo solo te" di Sergio Endrigo.
Il suo autore ne è stato anche il primo interprete, con il suo stile introverso e sommesso.
Poi la canzone, come tutti i capolavori, ha preso il volo, passando di mano in mano dalla Vanoni, a Massimo Ranieri, da Baglioni fino alla Mannoia.
Ed è proprio questo appropriarsi delle emozioni cristalline del brano da parte dei diversi interpreti che mi interessa approfondire.
Per prima cosa ritengo che le varie versioni siano tutte "legittime", perchè le belle canzoni sono come gli standards americani per i jazzisti, o
ssia una cornice ed uno sfondo, sul quale disegnare quello che hai dentro.
Tutte legittime sì, ma non tutte dello stesso livello. Qui interviene una riflessione su quel profilo centrale della musica che è l'arrangiamento, aspetto tecnico per gli addetti ai lavori, ma anche filtro delicatissimo ed essenziale di trasmissione del valore poetico di un brano musicale.
Se provate ad ascoltare le diverse versioni della canzone ( su YOU TUBE si trovano quasi tutte..), questo discorso sarà evidente. Così il Claudione nazionale rende il brano perennemente adolescenziale, mentre Ranieri, che pure è un artista di valore, lo colora di un tono eccessivamente melodrammatico.
"Io che amo solo te" cambia ancora faccia se a cantarla è una interprete femminile. Penso che, a dispetto della declamata omologazione ed equivalenza nei sentimenti, tra i due sessi ci sia ancora un approccio diverso a queste cose.
Infatti quando il brano è cantato da una donna, per miracolo diventa subito profondo e credibile.
La Vanoni ne offre una versione delicatissima e molto "anni 60", con la sua voce nasale che è un marchio di fabbrica. Purtroppo i malefici arrangiatori dell'epoca, nelle strofe centrali del pezzo, inseriscono un movimento ritmico e alcuni riempimenti timbrici del tutto fuori luogo che offuscano la bellezza della canzone.
L'ultima nata è quella di Fiorella Mannoia, ed è stupenda. Non solo la voce ch
iara e "neutra" dell'interprete romana rende giustizia alla incantevole "banalità" del testo, ma l'arrangiamento fatto di vuoti e di lunghe pause silenziose, restituisce pulito questo gioiello della musica popolare.
ciao stefano
(p.s. ascoltando il brano è consentito anche piangere, ma non per tutte le versioni....)
librio, raffinatezza, perfetta fusione testo-melodia.Questo brano è "Io che amo solo te" di Sergio Endrigo.
Il suo autore ne è stato anche il primo interprete, con il suo stile introverso e sommesso.
Poi la canzone, come tutti i capolavori, ha preso il volo, passando di mano in mano dalla Vanoni, a Massimo Ranieri, da Baglioni fino alla Mannoia.
Ed è proprio questo appropriarsi delle emozioni cristalline del brano da parte dei diversi interpreti che mi interessa approfondire.
Per prima cosa ritengo che le varie versioni siano tutte "legittime", perchè le belle canzoni sono come gli standards americani per i jazzisti, o
ssia una cornice ed uno sfondo, sul quale disegnare quello che hai dentro.Tutte legittime sì, ma non tutte dello stesso livello. Qui interviene una riflessione su quel profilo centrale della musica che è l'arrangiamento, aspetto tecnico per gli addetti ai lavori, ma anche filtro delicatissimo ed essenziale di trasmissione del valore poetico di un brano musicale.
Se provate ad ascoltare le diverse versioni della canzone ( su YOU TUBE si trovano quasi tutte..), questo discorso sarà evidente. Così il Claudione nazionale rende il brano perennemente adolescenziale, mentre Ranieri, che pure è un artista di valore, lo colora di un tono eccessivamente melodrammatico.
"Io che amo solo te" cambia ancora faccia se a cantarla è una interprete femminile. Penso che, a dispetto della declamata omologazione ed equivalenza nei sentimenti, tra i due sessi ci sia ancora un approccio diverso a queste cose.
Infatti quando il brano è cantato da una donna, per miracolo diventa subito profondo e credibile.
La Vanoni ne offre una versione delicatissima e molto "anni 60", con la sua voce nasale che è un marchio di fabbrica. Purtroppo i malefici arrangiatori dell'epoca, nelle strofe centrali del pezzo, inseriscono un movimento ritmico e alcuni riempimenti timbrici del tutto fuori luogo che offuscano la bellezza della canzone.
L'ultima nata è quella di Fiorella Mannoia, ed è stupenda. Non solo la voce ch
iara e "neutra" dell'interprete romana rende giustizia alla incantevole "banalità" del testo, ma l'arrangiamento fatto di vuoti e di lunghe pause silenziose, restituisce pulito questo gioiello della musica popolare.ciao stefano
(p.s. ascoltando il brano è consentito anche piangere, ma non per tutte le versioni....)
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3 commenti:
Ho appena letto il tuo libro "a spasso nel giardino incantato". Ci sarebbero così tante cose da dire che forse la cosa migliore è riassumere con un semplice (ma sincero) bello. Purtroppo è così usata questa parola che perde spesso di valore... Comunque, scrivo qui perchè mi ha colpito molto quello che hai scritto su "io che amo solo te" (canzone che ingenuamente pensavo conoscessimo in tre:io, la persona che me l'ha fatta ascoltare e Sergio Endrigo) e quando ho visto che non c'erano commenti mi è sembrato veramente uno spreco. Al di là della canzone che hai scelto, mi ha colpito il "percorso" che hai ricostruito: spesso una canzone affermata viene ascoltata in modo così "meccanico" che si tende a concentrarsi solo sulla canzone o, peggio ancora, a riconoscere come esatta solo la versione originale. Spero che siano più di quanti io non creda a percepire la musica come te.
Salve.
Lascerò il mio commento qui, un pò per tradizione, un pò perchè sono imbranata e non ho trovato un spazio dedicato a ciò di cui voglio parlare:a spasso nelgiardino incantato.
Non so se riuscirò a spiegarmi bene, anche perchè da quando l'ho letto giorno dopo giorno mi venivano in mente nuove idee una dopo l'altra. Anzitutto comincerò come nel precedente commento con un semplice aggettivo: bello. Premessa: dal mio punto di vista una cosa è bella quando riesce ad essere efficace e semplice allo stesso modo. E in questo libro ho trovato un manifesto alla semplicità. Niente è dato per scontato come nessun inserimento è forzato. Mi ha colpito, ad esempio, la descrizione dei "compagni di note" (non ricordo se il titolo era proprio questo), dove la prima impressione che ho avuto è stata quella di guardare un palcoscenico: come spesso accade quando si hanno molti personaggi si deve ricorrere ad una certa "economia" nella presentazione, quindi poche caratteristiche, ma determinanti e sufficienti a capire quel personaggio come se lo avessimo sempre conosciuto (violino e riccioli è proprio lei!). Eccole: semplicità e efficacia. Poi... Vedo di dare un ordine logico alle idee... Si percepisce un filo conduttore in ogni capitolo, che più che un argomento è un'impressione che avanza tra le righe. C'è una specie di malinconia che avvolge ogni ricordo, ma più che "malinconia nostalgica" (il mio professore di italiano inorridirebbe...si dice inorridire?) o comunque negativa è una malinconia serena. Mi spiego meglio: solitamente associamo la malinconia ad uno stato di angoscia per il tempo che avanza e che trasforma in ricordi sempre più grigi anche le nostre migliori esperienze (questa me la scrivo); ma quello che personalmente ho percepito non era rimpianto, bensì sete di averne di più, di esplorare ogni angolo del giardino proprio perchè fonte di serenità. Insomma, si era detto di essere semplici ed efficaci: ad una mia estremamente soggettiva lettura è apparso un amore sconfinato per la musica, che, come ogni volta che ami, ti porta a sentirti quasi inadeguato. E questa è una cosa che arricchisce il libro, che diventa condivisione vera di emozioni, anzichè freddo riepilogo di ricordi.
Un'altra cosa speciale è l'ironia che c'è in ogni pagina. Probabilmente mi avranno preso per pazza vedendomi ridere da sola sul treno! Ah già, NOTA NEGATIVA: possibile che TUTTE le donne si continuino ancora a strascicarsi dietro il peso dell'ignoranza musicale di alcune?? Conosco un sacco di ragazze (me compresa) che davanti ad un concerto di musica jazz restano incollate alla sedia anche un'ora dopo la fine. Magari molte preferiscono la musica classica (non mi azzardo neanche a indagare su chi ascolta meneguzzi) o altri generi, ma almeno per la mia esperienza personale non esiste un odio così diffuso nel gentil sesso per il jazz. Comunque questo è uno slancio di femminismo che nulla toglie al libro.
Per il momento concludo, invitando chiunque riesca ad arrivare in fondo a questo commento a leggere il libro. E' un libro che aiuta ad aprirsi, aiuta a capire e aiuta ad amare la musica. Almeno su me ha avuto questo effetto.
Quindi, caro Stefano, per oggi puoi non affogarti nel cioccolato!
A presto!
Alessandra
ho letto il commento al libro di stefano da parte di alessandra : mi è piaciuto molto. Dicevo il commento (anche il libro eh mio caro stefano)... ha capito il senso dei racconti e lo ha detto con parole giuste, sintetiche ed appropriate..... si capisce che è una musicista (o cantante???)ma io le proporrei di iniziare anche a scrivere, ha un bel talento... e non mi sbaglio tanto facilmente...
m.t.
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