lunedì 28 gennaio 2008

L'ARRANGIAMENTO DI UN'EMOZIONE






C'è una canzone della musica "leggera" che è un capolavoro assoluto di equilibrio, raffinatezza, perfetta fusione testo-melodia.
Questo brano è "Io che amo solo te" di Sergio Endrigo.
Il suo autore ne è stato anche il primo interprete, con il suo stile introverso e sommesso.
Poi la canzone, come tutti i capolavori, ha preso il volo, passando di mano in mano dalla Vanoni, a Massimo Ranieri, da Baglioni fino alla Mannoia.
Ed è proprio questo appropriarsi delle emozioni cristalline del brano da parte dei diversi interpreti che mi interessa approfondire.
Per prima cosa ritengo che le varie versioni siano tutte "legittime", perchè le belle canzoni sono come gli standards americani per i jazzisti, ossia una cornice ed uno sfondo, sul quale disegnare quello che hai dentro.
Tutte legittime sì, ma non tutte dello stesso livello. Qui interviene una riflessione su quel profilo centrale della musica che è l'arrangiamento, aspetto tecnico per gli addetti ai lavori, ma anche filtro delicatissimo ed essenziale di trasmissione del valore poetico di un brano musicale.
Se provate ad ascoltare le diverse versioni della canzone ( su YOU TUBE si trovano quasi tutte..), questo discorso sarà evidente. Così il Claudione nazionale rende il brano perennemente adolescenziale, mentre Ranieri, che pure è un artista di valore, lo colora di un tono eccessivamente melodrammatico.
"Io che amo solo te" cambia ancora faccia se a cantarla è una interprete femminile. Penso che, a dispetto della declamata omologazione ed equivalenza nei sentimenti, tra i due sessi ci sia ancora un approccio diverso a queste cose.
Infatti quando il brano è cantato da una donna, per miracolo diventa subito profondo e credibile.
La Vanoni ne offre una versione delicatissima e molto "anni 60", con la sua voce nasale che è un marchio di fabbrica. Purtroppo i malefici arrangiatori dell'epoca, nelle strofe centrali del pezzo, inseriscono un movimento ritmico e alcuni riempimenti timbrici del tutto fuori luogo che offuscano la bellezza della canzone.
L'ultima nata è quella di Fiorella Mannoia, ed è stupenda. Non solo la voce chiara e "neutra" dell'interprete romana rende giustizia alla incantevole "banalità" del testo, ma l'arrangiamento fatto di vuoti e di lunghe pause silenziose, restituisce pulito questo gioiello della musica popolare.

ciao stefano

(p.s. ascoltando il brano è consentito anche piangere, ma non per tutte le versioni....)



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martedì 8 gennaio 2008

La strada di "Storia di Silvana"

Care amiche ed amici ben ritrovati !

Qualche aggiornamento sulle attività ricreative.

"Storia di Silvana" non è più (finalmente) una cosa mia, ma un libro che percorre da solo la sua strada, pur piccola che sia.
Questo è un sollievo, perchè mi permette di ritornare un semplice osservatore esterno del libro, della protagonista e della vicenda narrata, e questa condizione non mi dispiace affatto. Infatti una delle cose più piacevoli di raccontare una storia, è che "dopo" non è più tua, ma appartiene a chiunque la voglia ascoltare.

In questa fase " post partum " avviene anche il fenomeno più affascinante legato ad una storia scritta. Le parole fortunosamente fissate sulle pagine sono solo una piccola parte del processo comunicativo che si innesta. Voglio dire che il bello deve iniziare, ed il miracolo avviene dall' incontro del testo con il mondo interiore, con la fantasia e con l'attenzione creativa di chi legge.

So bene di non scoprire niente di nuovo, ma quando questo miracolo di comunicazione avviene per una tua piccola e semplice creazione, risulta più nitido e evidente.
Così mi sono già arrivati commenti originali, richieste di chiarimenti o di precisazioni, spunti del tutto inaspettati, nuove prospettive e confessioni di reale coinvolgimento emotivo.

Tutti sintomi del fatto che il libro "continua" a scriversi nelle menti di chi legge.

Ci saranno, mi auguro, occasioni per scambiarsi idee al riguardo, magari in sede di presentazione del libro, che comunicherò nel sito.

ciao e grazie infinite
Stefano

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