martedì 5 giugno 2007

Dante all'aperitivo


In quell' ora strana che va dalle nove alle dieci di sera, per il terzo anno a maggio sie è ripetuta la Lectura Dantis di Vittorio Sermonti nel chiostro di Piazza S. Croce.
Per la verità io mi sono trovato, per puro caso, a seguire questo evento solo dallo scorso anno, quando era in programma la seconda cantica ossia il Purgatorio.
I miei ricordi della Commedia ,come tutti, risalivano al Liceo, quando Dante non era che un'ora di lezione tra latino e fisica. Per la verità l' idea che mi ero fatto a scuola, oltre che di una sostanziale indecifrabilità linguistica del testo, era quella del protagonista più presupponente e superbo di tutta la letteratura italiana.
Mi chiedevo come il professore non sottolineasse questo aspetto deteriore che secondo me assorbiva tutti gli altri : questo poeta si è permesso di catalogare i propri simili inserendoli secondo il suo giudizio insindacabile tra i dannati dell ' Inferno, tra i penitenti del Purgatorio o tra i beati del Paradiso, si è cioè sostituito addirittura a Dio.
Non solo ma si è ritenuto l'unico degno a fare -da vivo- un viaggio ultraterreno di andata e ritorno, dialogando a tu per tu con i grandi " cattivi " della Storia sino a vedere i Santi, la Madonna e a intravedere Dio stesso. Non male come autostima !!!
Queste considerazioni epidermiche, unite alla complessità del testo e alle stratificazioni culturali presenti nella Commedia, mi avevano allontanato da Dante, al quale la mia sensibilità di adolescente preferiva altri autori.
Sono passati vent'anni e mi sono imbattuto in questi aperitivi giornalieri con il famoso viaggio nell'aldilà. Dico aperitivi nel senso concreto del termine.
Uscito dal lavoro e prima di entrare, alle nove in punto, nell 'austero ma accogliente salone a fianco della chiesa di S. Croce, ho assunto la piacevole abitudine di prendere un aperitivo - alcoolico - in un bel locale nei pressi. L'euforia ed il leggero stordimento che segue una bevuta non ostacola, ma rende anzi più morbida e affascinante l'esperienza dell' ascolto di una lingua lontana dalla nostra quale quella di Dante e del suo modo di ragionare per noi così contorto.
Ben pasciuto dall'aperitivo e dal buffet che lo accompagnava, mi sono fatto questo nuovo viaggio ultramondano che quest'anno, per la lettura del Paradiso, è diventato molto assiduo, quasi quotidiano.
Com'è andata ? Mi è arrivata forte e chiara l'emozione ed a volte la commozione di un uomo vissuto senza la luce elettrica, senza il computer, senza l'aereo, in un periodo storico cupo e per molti aspetti terribile e disumano quale il Medioevo . Quest'uomo, per di più esule privato nella sua città di ogni riconoscimento civile, ha immaginato un volo di fantasia infinito, chiedendo alla propria immaginazione di creare scenografie, personaggi, rumori, luci, colori ....
Ha provato a riprodurre ambienti terribili o cieli pieni di luce, giardini e montagne immaginarie, ha con la fantasia dialogato con suoi contemporanei e con i padri della Chiesa, con imperatori e con Santi, fino a scambiare uno sguardo con la Madonna e a immergersi nella luce accecante di Dio .Tutto con la fantasia di un uomo del Medioevo, che certo non aveva accesso agli sterminati strumenti di comunicazione e di cultura du cui disponiamo noi.
Ecco questa riflessione mi ha emozionato più di ogni altra, e ha sostituito completamente la freddezza ed il cinismo delle mie valutazioni di venti anni fa.
Sarà stato merito del Martini o della sangria ?


Ciao a tutti

Stefano

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